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Avarello Alessandro nato a Taranto il 27 Giugno 1980 inizia ad esprimere fin dall'età di dodici anni il suo grande interesse verso le arti figurative. Ragazzo timido ed introverso ha imparato da autoditatta, ad esprimersi grazie all'arte, utilizzando diversi materiali che aveva a disposizione quali, legno, creta, das, chiodi, cotone setato, olio, tempera e acrilico su ogni tipo di supporto, dal compensato alla tela, considerando l'arte come un "qualcosa di diverso", un immenso universo stravagante dove poter giocare e dar vita a forme innaturali e sconosciute.
Approfondendo le conoscenze d'arte, ha trovato una certa affinità con l'autore che diventerà in seguito fonte di ispirazione: Edward Munch, ma a differenza del grande artista, Avarello imprime nei suoi lavori una forte componente divertente e ironica.
Anche se molto personali ed introspettivi, tutti i quadri esprimono diversi momenti che caratterizzano la vita quotidiana di ognuno di noi come l'amore; la solitudine; la sofferenza; le preoccupazioni; le paure di un futuro sempre più vicino ed opprimente; la paura della morte; il sesso casto e perverso delle nostre menti; la musica; l’odio; la depressione che ci offusca la vista; la gioia di vivere; la natura, con la quale l'uomo è in simbiosi e che giorno dopo giorno sta consapevolmente distruggendo. Tutto questo lo esprime tramite ogni tipo di tonalità e di forma amorfa. I lavori risultano dunque astratti, come astratta ed inspiegabile è la nostra vita; sono un insieme di linee e curvilinee, colori accesi e spenti, di cerchi e puntini colorati sparsi sulla tela, volti nascosti, occhi, sorrisi...
"...L’arte, il dipingere, mi permettono di bloccare in un preciso istante i pensieri, belli o brutti che essi siano e di immobilizzarli per sempre su piccole e grandi tele, e di conseguenza negli occhi e nella mente di ognuno di noi...."
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